ELISABETTA
REGINA D' INGHILTERRA,
DRAMMA PER MUSICA ,
RAPPRESENTATO LA PRIMA VOLTA IIV NAPOLI NEL
REAL TEATRO DI S.CARLO a' 4 OTTOBRE l8l5,
GIORNO ONOMASTICO
D I
SUA ALTEZZA REALE
IL PRINCIPE EREDITARIO
DELLE DUE SICILIE,
NAPOLI,
Nella tipografia in S. M. degli Jngeli
a Pizzofalcone.
Prezzo fmo grana io.
\
ì
AVVERTIMENTO .
Il soggetto inedito di questo dramma, scritto iri
prosa dal signor avvocato Carlo Federici , e trat-
to da mi romanzo inglese ^ comparve neiranno scor-
so sul teatro del Fondo. L esito fortmiato che otten-
ne ha fatto S3 che, a richiesta delllmpresa de' reali
teatri,ho dovuto trattarlo per la musica. Man cavami il
manoscritto originale(perchè di pertinenza della comica
compagnia, che da piumosi partì da Napoli^onde poter
Himutamente seguirne le tracce. Essendomi trovato
vane volte alla recita , le ho calcate per auanto ha
potuto assistermi la memoria , *riducendo cinque atti
ben lunghi di prosa in due molto brevi in versi .
Non mi dichiaro in conseguenza autore se non che
delle parole , e di qualche leggiero cambiamento, a
CUI mi hanno astretto le leggi delFodierno nostro tea^
tro melodrammatico.
GIOVANNI SCHMIDT ,
poeta addetto a' reali teatri di Napoli.
DECORAZIONI,
Del Sìg. Cbìy, Nìccolinif architetto de'reali teatri*
MACCHINISMO,
D'invenzione delSig. SmiragUa.
VESTIARIO,
Del Sig. Novi per gli abiti da uomq , e del Sig.
Giovinetti per quelli dolina •
PERSONAGGI*
5
ELISABETTA, reg-na dinghilterra.
Signora Colhran.
LEICESTER , generale delle armi.
Signor Nozzari.
MATILDE, sua segreta moglie- A
ò Ignora Dardanelli. { Figli di Maria
ENRICO , fratello di Matilde. ì Stuard.
Signora Manzi. /
NORFOLC , grande del regno.
Sig. Garda , tenore principale d^lla real camera^ e
cappella palatina , ed accademico filarmonico di Bo^
logna .
GUGLIELMO , capitano delle guardie realiv
Signor Cliizzold.
Cavalieri .
Dame .
Nobili sco77.esi ^ ostaggi Elisabetta i
UiSziali del seguito di Leicester .
l'aggi . ^,
Guardie reali •
Soldati,
Guastatori •
JPopolo .
La scena e in Londra -
La musica è del Sig. Maestro ROSSINL
. /
I
ELISABETTA
REGINA D' INGHILTERRA.
i
ATTO PRIMO.
Sala regia . Trono .
SCENA PRIMA.
NORFOLC , GUGLIELMO e, cavalieri, situati in
ordine, attendendo V arrivo della regina • Guardie»
Coro. PiU^ lieta , più bella
Apparve T aurora;
'Malefica stella
Dal cielo sgombrò*
Del raggio di pace
11 sole s'indora 5
Di Marte la face
Estinta restò .
jVorf. ( Oh voci funeste y
Che aborre quest^alma !
La rabbia m'investe :
Più calma - non ho. )
( Il suono de' militari strumenti in distanza , die si
avvicina di grado in grado ^ annunzia L'ingresso in
città delle arme vittoriose, condotte da Leìcester^ )
4
ELTlSiBEf TA^
Udite .... s^'avanza
L^invitto campione ^
De' cori speranza ^
Delizia d'Albione,
ly Elisa sostegno ,
Del regcao - splendor - v:
( Che smania ! che affanno !
Destino tiranno !
Avvampo di sdegno ,
MAiccide il dolor. )
GuG. Nel giubbilo comnli , signor^ tu SOI0
( Tirando Norfolc in disparte, )
Parte non prendi in sì felice giorno ?
Perchè ? Rimira intorno :
Vedi qual gioia a ogmm siede sul ciglio #
NoRF. ( Importuno ! ) Guglielmo,
S'io godo al comun bene ^
Lo sa il ciel , tu lo sai^ che appien conosci
Il sensÌDÌl mio cor .
GtJG. ( Così potessi
Ignorar qual tu /ci !
NoRF. Ma in veder ch;^ <x' trofei
Deiranglico valore
Parte io nou ho ^ mi reca affanno al core ^
Nelle anime ben nate
Di generosa invidia
Nasce talòr raffetto. Oh! qua! contento
Per Norfolc or saria
Se di Leicesfer al temuto brando
Questo brando sì fosse atcompagnato !
Ma privo di tal ben mi volle il lato.
( Dissimular conviene . }
9
Coro.
NoRF.
Atto pRitìo^»
GvG. Osserva ; a noi sen. viene
Ilare la regina • A lei ti mostra
Lieto y se il puoi * Vinci te stesso , e spera.
Forse na dì delia gloria
Aperto a te il sentier , potrai del regno....
NoRF. Non più y Guglielmo .
GuG. ( Io ti conosco^ indegno!)
SCENA II.
ELISABETTA, con seguito di dame , cavalieri,
paggio e guardie . I precedenti •
( Tutti s' inchinano . )
CoROy Esulta, Elisa , òmai
In giorno sì beato .
Cangiò sembianza il fato i
Tutto cangiò per te .
L^invitto eroe vedrai
Deporti i lauri al pie ,
Quant e grato all'alma mia
Il commi dolce contento !
Giunse alfine il bel momènta
Che c'invita a respirar.
Dopo tante rie vicende ,
Ileal donna , a pace in sena
Tu ritorni a riposar .
doRO*
Elis.
(Questo cor ben lo comprende,^
Palpitante dal diletto ,
( Rivedrò quel raro oggetto ^
Che d'amor mi fa brillar . )
Coro. Possa ognor ^ felice appieno ,
Teco l'Anyha glubbiiar .
Elis. Grandi del regno, è questo
Il più bel giorno di mia vita . Alfine
Coronò la' vittoria agli Angli il crine.
Del forte duce a cui
!)♦ ve la patria ogni suo ben , risuona
Ovunque il nome , e tanta fama ei gode ^
Che al suo merto è niinor qualsiasi lode.
Pur da noi iìou si lasci
D'onorar la presenza
Di sì nobil canipion . Qui lo scortate .
GuG. Ei s'allretia al tuo piò.
Elis. (Qual gioia! ) Andate.
(Z grandi vanno snlC ingresso a ricevere il vìncitO"
re. ; Norfolc a stento li sugne ; Elisabetta , assisti-
ta da Guglielmo , va sul trono .)
SCENA IIL
I prececìtnti , LEICESTER accompagnato da^
primarj uf/iziali , e scguìio da piìi nobili
Scozzesi 5 tra i quali MATILDE y
sotto snogìfe ririti , ed
eImìico .
CoRd. Vieni /o prode , è qui tergi i sudori 3
Con gli oh Vi di pace gli allori
Vieni li Cline onoralo a IVegiar .
ATTO PRIMO* ^i.
Tutto cede - al tuo braccio possente j
Per te riede - ogni volto ridente:
Per te cessa ogni lungo penar .
Leic. Alta regina , invanf>
Lo Scoto altero al nostro ardir si oppose*
C40I noiTìe tuo sul labbro
Gli Angli pugriaro^ e, al rimbombar delle irmi.
Dal vincitor V udia
Il nemico guerrier mentre peria .
Di rea discordia ornai spenta è la face 4
Al tuo poter soggiace
Chi sprezzarlo tenlò . D' uopo non hai
Pili del nostro valore ; onde' al tuo piede
Del comando delle armi,
Che deguasti affidarmi , ecco ti il segno .
( 'Depone su i gradini del trono il bastone del co-
rnando .)
Esulti Elisa 5 e seco esulti il regno *
Elis. Giovane eroe , quanto per me facesti,
Quanto a prò della patria usò iinora
Del tuo gran cor la fede,
D^ ogni dono è maggior , d^ogni mercede *
Obliarlo non so . T' appressa . Intanto
Abbiti questo pegno
Della grata alma mia .
( Leicester si prostra ; Elisabetta togliendosi dal pet
to un ordine cavalleresco , ne fregia di sua ma-
no il duce .)
Leic. Oh generosa !
NoRF. ( Oh rabbia ! )
Mat. ( Oh gelosia I )
tEISÀBÈTTA#
( Al cenno di Leicester si avanzano gli Scozzesi i
e si prostrano alla regina presentandole i pre-
ziosi tributi che recano sopra de' bacili coperti dà
un bianco Velo . )
Leic. Questi y sovrana eccelsa ,
Germi di chiara stirpe illiistri ostaggi ^
Proni al tuo soglio vedi .
Qiie" preziosi arredi
Ch' oggi l' invia la sottomessa Scozia ,.i
( Sospende il discorso nel riconoscere tra gli ostag^
gi la consorte ed il cognato.)
( Oh ciel !... che mai veg^'io
Stelle !... Matilde!. ..Enrico un sogno il mio?)
Elis. Sorgete . Entro la reggia ( yigli ostaggi.)
Avrete asilo . Ali' onorevol ^grado
De^ paggi miei v' eleggo . ( Scende dal tronOc)
Londra festeggi in così lieto giorno
Delle nostre anni il fortunato evento ;
Sia partecipe ognun del mio; contento .
( Elisabetta nel ritirarsi guarda benignamente Leice-
ster 5 dfjndogli la mano da baciare . Norfolc frC'
me ; Matilde fa lo si sso ; Enrico , che se né
accorgCy fa ceuno alla sorella d'esser cauta. Ognu-
no ritirasi fuorché Leicester^ il quale m sull'in-
gresso ed ivi batUene Matilde , eh' è V ultima ad
entrare , e fa c\x ella retroceda * )
Atto primo. %\
SCENA IV-
LEICESTER , MATILDE .
Leic. Incauta ! che festi !
Seguirmi perchè ?
Gli effetti son questi
amore e di fè ?
Mat. La fede , V amore
Guidaro il mio pie j
Di sposa al timore
Ritegno non è .
Leic. Ma in tanto periglio...
Mat, Non basta consiglio .
Leic. Ah ! trema
per te .
Mat* Sol tremo
4 2. Che palpito io sento !
Che crudo tormento l
Perples^-^' me stess^
a^ a
Non trovo più in me .
Leic. Sconsigliata ! e non sai che del tuo sangue
La nemica maggior qui si ritrova ?
Chi mai ti trasse a questo
Passo orribil , funesto ?
Mat. Ahi ! sposo.... appen*
Fosti da me diviso ,
Fama suonò eh e amore ,
E Tamor più tenace , Elisabetta
fjer Leicester nutria . Qual fosse, oh dio]
Allor l'rtfFanno mio
Chi spiegar ^nai potrebbe?... Ah! vieni, Enrico.
S C E- N A V.
ENRICO. I preccdcnd ,
]Leic. Tu ^ mio congiunto e amico ,
Di cotanta imprudenza
Potesti mai complice farti ?
Enr. Ah ! taci .
Ella tei dica ; usai
Ogni opra , ogni consiglio
Per distorla , ma invan . Vedendo troppo
OsLinato quel cor ^ volli seguirla ,
Sperando in queste mura^
Colla presenza mia, farla sicura.
Leic. Vana speranza! E non pensaste, incauti^
Che di Maria Stuarda
Qui proscritta è la prole }
Ch Elisabetta vuole
Del vostro sangue il germe appien distrutto ?
3Mat. Mancai , noi niego . Eppur di qualche scusa
Non è indegno il mio cor . Gelosa smania^
Timida amor di moglie ,
Sotto mentite spoglie
M'indussero a seguirti.... Ma, perdona,
Che mai deggio pecisar '....
Leig. Taci ; comprenda
Quanto viìoI dirmi ^ ed a ragion m'offendo .
Svelò la f aia il ver ; chiaro dimostra
Qualche affetto per me la mia regina ;
Atto prim(%'
-1
Ma Leicester son io . Fedele ^1 trono i
ÌSon men fedele io sono
Al nodo maritai che a te m'avvince .
Va; di te , del j>erìnan , di me ^ se vuoi,
Pensier ti prenda.... E che ! tu piangi ?
Mat. Oh diol
Enr. Fa cor, diletta suora ;
L'avvenir men funesto io spero ancora .
Leic. Separarci convien . Destar sospetto
Il favellar qui a lungo ora potria .
Sieguila, Enrico; ad ambo
La prudenza or sia guida,
E poi di nostra sorte il ciel decida .
{ Vadasi in traccia di Norfolc , del caro ,
Verace amico in cui pongo ogni speme ^
Ei sol può Ì4vigorire un cor che ^eme.)
( Parte. )
S G E N A VI.
ENRICO , MATILDE .
CwR^ Andiam . Vuole il destino.
Che teco io resti al fianco di colei.
Che degli affanni nostri
E' primiera cagion.
Mat. Questo 5 o germano,
E^ il dolor che m' uccide.
Enr. D'uopo abbiam di coraggio.
Forse di speme un raggio il ciel pietoso
Fia che vibri pei* noi .
Mat. Sperar non oso .
CUSÀBETTA,
Fatnì presentitnerxto
Neil! anima ini sta . Crudele , immenso
amor geloso foco , e rio limore
A vicenda fan guerra in questo core.
Sento VAI interna voce^
Che in lagrimevol suono
Dice che nata io sono
A piangere a penar . ,
ire di sorte atroce
Sopporterei costante ;
Ma suora e sposa amante,
Tutlor degg'io tremar •
( Parie, )
SCENA VIL
ENRICO .
Infelice ! pur troppo
Ha ragion di temer . Funesto nodo
Fu quel che strinse, e più funesto ^il rende
L^amor d'Elisabetta ,
E rimp rudente passo
Che la germana ed io
Commesso abbiam qui raggiungendo il duce...
Ah ! pur troppo atra stella a noi riluce .
( Parte. )
I
ITTO PRIMO.
Appartamenti reali .
SCENA vni.
NORFOLC , LEICESTER.
NoRF. ( Che intesi! ) In queste stanze , inosservato
Puoi , dolce amico , favellar. ( Qual gioia ! )
Prosiegui .
Letc. Un di, dopo ostinata pugna ^
Terribile oragan sorge improvviso .
Da' miei prodi diviso ,
In umile capanna
M' è d'uopo ricovrar -, quivi m'accoglie
V ecchio pastor ; Matilde ,
Che sua figlia credei^
Si offerse agli occhi miei ; vederla^ amarla
E' l'opra d\m istante . Al nuovo giorno
In campo io fo ritorno .
Tutto in breve a me cede 5
Ma , oh dio ! del vmcitore
In dolce schiavitù rimane il core .
NoRF. E coinè di Matilde
Sposo ti festi ?
Leic. Grato alFamistade
Di quel pastor , m'offersi
Contro airostil furor d'essergli schermo.
Sento che illustre Scoto
In lui si nascondeva ; aìlor gli chiedo
La figlia in moglie 5 il vedo
Al mio discorso impallidu- ; comprendo
Che grave arcano ei cela ; prego , insisto-;
Di Matilde e d'Enrico allor m\ svela
h
ì8 ELISABETTA.
origine real... Puoi figurarti
Qual fu la mia sorf>resa . All'amor mio^
Tanto tenace amor quanto funesto ,
Pietà aggiunse... Io già ti dissi il resto •
INToRF. A grave rischio , amico ,
I giorni tuoi , la gloria tua ponesti j
Ma fu colpa d' amore ,
E amor fi la tua scusa. (Esulta o core. )
Leic Se r amico il più caro
Compatisce il mio fallo ,
Non soa tanto infelice e sperar posso
Consiglio ^ aita .
NoRF. E r imo e 1' altra io voglio
Porre in opra per te . Della regina
La viiril mente a far che sia delusa
Pero molt'arte è d'uopo .
Alla sposa , al german t'affretta intanto j»
Cauti li rendi • Alquanto
Dammi loco a pensar .
Leic Sant^ amistade ,
Tra gli affanni eh" io ptpvo,
Almen qualche conforto in te ritrovo .
{Parte.}
SCENA IX,
NORFOLG .
Stolto ! t^ inganni . Ah ! meglio
Saria stato per te chieder aita
A\ mar fremente ^ alle voraci belve.
Alle furie d"* a ver no ,
Che non ad un nemico
Qual ti fui, qual ti son...
(^Fedendo giungere Elisabetta
c ATTO PRIMO. 1 J
M'offre vendetta
La total tua mina .
S C E N A X.
ELISABETTA, NORFOLC ,
NoRF. Colmo di duci , regina ,
D'un cosi lieto dì soii io CQstretto
La gioia a funestarti .
Elis. Come I
NoRF. Oh dio !
Favellar mai poss' io ?... No ; forza tanta
In me non è .
Elis. Spiegati .
NoRF. Orrendo arcano ,
Misera ! udrai. ...Deh ! lascia....
Sì ^ lasciami tacer .
Elis. Parla : T impongo •
NoRF. T' ubbidirò , Leicester...
Elis. Che! Leicester...
NoRF. Avvinto in nodo conjugal...
Elis. Che parli !
NoRF. Il ver.
Elis. Possibil mai!...
Ah ! t' ingannasti.
NoRF. No , non m^ ingannai .
Di un degli ostaggi sotto finte spoglie
La sua sposa si asconde 3
L" accompagna il germano... Ambo son figli...
Elis. Prosiegui.. Oimè !
NoRF. Mi manca al dir la. voce,
Elis. Figli di chi ?
NoRF. ^ Ti nuoce
Jl tnio parlar .
ELISABETTA.
Elis.' Tutto saper io voglio .*
NoPwF. Figli a colei, clic sì t^olfese il soglio .
( Elisabetta a queUe uliime parole cade sopra una
sedia , ed ivi riman^ im (nobile , e come fuori di
se . J\f or/ole , con volto ipocriiOy si avi^icina .)
NoRF. . Perchè mai , deslin crudele ^
Coslringesti il labbro mio!...
Ma fedele - a. te son io
Mentre accuso un traditor .
Elis. Con qual fulmine improvviso
Mi percosse irato il cielq !
Qua! s^ addensa orrendo velo ^
Che mi coìma di terror !
NoRF. Deh ! rammenta...
Elis. Taci... oh dio I
IVoRF. Pensa al regno...
Elis. Oh dio ! mi lasciai.
IVoRF. Sventurata !
Elis. Fiera ambascia !
4
'( Lacerar mi sento il
l Ter te ge — '^'^^
eme questo
A 2.
Elis. ( Ì/Tisera ! a quale stato Norf. ( Reggimi : m tale stato,
Ili riseruò la bOi la ! Deh! non tradirmi o sorte.
Stato peg^ìor di morte : Vada il rivule a morte i
Più f.ero aoii 5Ì di . ) Pa^o il mio cor sarà. )
KoRi- . Regina , ornai decidi .
Elis. Sì , perirri V indegno .
NoiiF. ( Soi LC;, a' luici voti arridi • )r
ATTO PKmO. ^1
Elis* Sgombri da me pietà .
A 2i Queir alma perfida
Non vada altera ;
Del fallo orribile
La pena avrà .
Tra cento spasimi
L' iniquo pera ,
A eterno esempio
D' infedeltà .
( Partono da opposti lati- )
G E N A XL
GUGLIELMO .
Gilè fia? Smarrita in volto
La ref^ina incontrai ... Ma non è quegli
Il superbo Norfolc ? Veloce il passo '
Ei di quii move... Forse
Qualche affanno crudel recò costui
D'Elisabetta al cor. Chi sa per prova
Quanta doppiezza cova
Il perfido nel ^enò... Ma , ddlente ,
La regina ritorna a questa volta....
Oh ciel ! che mai sarà ì
S'G E N A XIL
ELISABETTA , GUGLIELMO .
Eus. Guglielmo , ascolta ,
Pronte ad ogni mio cenno, suir ingresso
Sien le reali guardie . Va... Ma pria
22
ELISABÉTT'A.
Qiiì Leicester invia... Travienti,.. (Oh affanno I
Dove io mi sia non so. ) Di Scozia i paggi
Tutù raduna in questo loco .
GuG. Il cenno
Vado a compir . (Parte.)
SCENA XIIL
ELISABETTA, seduta .
Che penso ^
Desolata regina?... A che mai serve
Aver doma la Scoxia e saldo il trono p
Se una'infelice io sono ?
Sconoscente ! ei pur vide
L'amor d* Elisabetta ,
E in laccio cor3jugal stringer pur volle
Della maggior nemica sua la figlia !...
Oh delitto L.. Ma tremi
L'iniqua coppia . Son regina e amante :
Doppia vendetta. ...Ecco l'indegno.... Oh istante ì
SCENA XIV-
LEICESTER da un Iato; MATILDE, ENRICO
co' giovani Scozzesi dalV altro .
ELISABETTA .
( Leicester , che si sarà presentato con premura ,
nel veder la moglie , si ft^rwa ad un tratto ; TMTa*
tilde ed Enrico vedendo Leicester fanno lo slesso;
Elisabetta riconosce da' moti e dalla confusione
del inolio la sua rivale ed il fratello.)
k*tro primo;
Letc. ( Matilde ! )
Mat. ( Oh cielo ! )
Eivn. (Oh incontro! )
Elis. (Emessa. ...Oh
rabbia! )
T'ivan:^.à ^ o duce*. ...A che t'arresti ? Io voglio
Meri sommesso vederti.
Ben ti e noto che il primo
De' miei fidi tu sei , che tal ti estirrio .
Leic Regina.;,, (che dirò?) Regina... ( oh dio ! )
L'imiil tuo servo .... a tanta
Magnanima bontà..,. (Mi perdo ....)
Mat. facendo vedi^re la propria agitazione . )
( Oh pena I )
Enr. Germana ^ ah ! ti raffrena .
( Air orecchio di Matilde . )
Élis. Non prosiegui ?
( Dopo aver guardato a un tempo Leicester^ Ma^.
tilde ed Enrico . )
Eh ! lascia ornai queirimportun ritegno .i..
( Geme , trema l'indegno .
Oh piacer di vendetta !... ) Ma coraggio
Or ti darà la stessa tua regina .
Vieni ^ giovane eroe .
Mat. Ah !
Elis, al sospiro di Matilde , benché sommesso , 5f
volta a guardarla j poi dice a Leicester.
T' avvicina .
Se mi serbasti il soglio
Al campo deironor ,
^4
Darti mercede io voglio
Degna dei tao valor .
( Al cenno cV Elisabetta si ai^anza una guardia ; Id
regina k parla in segreto . )
Leic. Donna real , deh ! frena
Sì generosi accenti....
Leic. ( ( Oh dio ! resisLo appena
Max. <^ xV palpili irequeali
Iìnr. I Del mio dubbioso cor. )
Elts. ( Benché fra'svtoi lornienti ,
Avrà vendetta amor . )
( Rucrna la guardia^ recando un bacile coperto da
un drappo . )
Leic. ( Di qnal mercè favella
Io non comprendo ancor. )
Enr.Mat. ( La mia perversa stella
fjcmpre divien peggior. )
Elis. 5 che avrà /urticamente esseri alo i moti di Leice--
ster ^di Mali'de e d' Enrico ^ ed i loro sguardi d'
intelligenza ^ freme in segreto , si alza , poi , for-
zando se stessa ^ dice :
Eccoti 5 eroe magnanimo ,
D'un gretto core il pegno:
Te riconosca il regno
" Per mio coììsorte e re.
( Scuopre lì bacile indicalo^ che contiene lo scettro
e La corona * Eeice^'^ter ed i suoi congiunti riman-
gono a tal vista oltvemodo amfusi ed abbattuti .
Elisabetta gode del loro turbamento . )
ATTO PR1»Ì<5*
A 4.
ttiic.) ( Qual colpo inaspettato Eus. ( Al coìpó inaspettato
Mat.) a. noi serbava il fato.... Che <or serbava il fat»
EnU.) li gelo della iijorte gelo della morte
Tutto s'adiiaa in me.) Iiupallidir li fe*.)
Ei,is. dopo qualche pausa,)D\ice , in tal guisa accogli
D'una regina il dono ?
hEic.tremante,)Oh ciel !) Deh !.. scusa... al trono
Vassallo umll non osa....
Elis. ( Empio ! )
hmc.pià risoluto.) Si generosa
Non merito mercè.
Elts. ( Anima rea ! )
Mat. ( Clic afluumo ! )
JLì^R.platio a Madide,) Piesisti .
Mat. ( Pier momento! )
A 4* ( Spiegare il duol ch'io sento
Possibile non è . )
( Dopo hreve scena muta 5 in cui andrà cre^cmd^
r agitazione de'due congiunti e d' Enrico , ÉUsa^
béttdj non potendo più raffrenarsi^ proromperà co^
me segue . J
Elis. Ah ! che più tollerar non poss'ìo
Un vassallo fellon , menzognero.
Or la benda dileguisi al vero:
Ecco Tempia che infido ti fa.'
( Nel dire queste ultime parole ^eorre a Matilde , la
prende per un braccio^ strascinandola nel mezzo del-
la scena .)
Leic. . (Che mai vedo ! )
Mat. (Deliro ! )
Enr- (Son desto!)
A 3. ( Disvelato è Tarcano filnesto... )
Ah! regina ^ perdono , pietà .
( Cadono in ginocchioni a' piedi di Elisabetta . )
Elis» Guardie , olà !
S C E N A XV.
GUGLIELMO, guardie^ cavalieri ^ e datne^
1 precedenti .
Etis. Q"^g^^ iniqui cingete ;
Rìeh serbati al mio giusto fìirore •
( Sol di rabbia si pasce il mio corei
Sol vendetta conjfortò gli dà.)
OxJG.CoRO. Come!. .il duce ! Feroe vincitore !..
Oh stupori.. .Giusto ciel! che sarà
liElC. )
!V1at. ) Scherno siam d'un perverso destino..-
Enr. )
Elis. Traditori^ fremete armici sdegni •
Leic.Mat. Spos^**"
GuG.eCoRo, Sposi !
IEnr. Germana..*
(^Abbracciandosi^)
Gr indegni -
45ien divelti Tun l'altro dal seno»
ATTO primo; 1^
Leic. )
Mat. ) Ah! regina, perdono, pietà.
Enr. )
{Vengono a forza separati,)
Ens. (Sol si pasce il mio cordi veleno:
Sol vendetta conforto gli dà. )
Coro. Fatai giorno! impensata mina !
Surse il sole sereno ^ ridente.
Or declina - turbato ^ languente ,
E di lutto coprendo si va .
(Le guardie conducono a forza i congiunti da par^
ti opposte , ed ognuno confusamente ritirasi*)
Fine dell'atta primo.
XLTSACETTAj
ATTO SECONDO.
Appartamenti .
SCENA P R I M A.
NORFOLC.
!Perche^ tremi , o mio cor ? Forse presagcsf
Sei di qualche sventura^ ò di rimòrsi
Saresti mai capace ?
A te finor la pace
Invidia tolse ; or che soccombe a un tratto
L^idolo del Tamigi 5
Or che di corte puoi
Ambire a"* primi onori , ed or che aperto
Ti è l'adito a quel soglio ,
Che forse un di calcar potresti , e in cui
Ì)a ben lunga stagion nutri speranza y
Mancherai di coraggio e di costanza ?
SCENA IL
GUGLIELMO, NORFOLC;
Guc. ^ La regina , signor ^ la tua richiesta
Ricusa d'appagar.
NoKF. Come !...
GuG. AgitatJi
Da molesti pensieri >
Sdegna ascoltarti -
NoRF. Sdegna !
'^OG. Il consiglio talor nuoce, non giova
Atto secondo. ^
GuG. Troppo Norfolc intesi ,
Disse . Da ciò compresi
Che grati a lei non sono i detti tuoi.
NoRF. ( Oimè ! )
GvG. Dunque tu puoi
Lungi da queste soglie
Volger per ora il piò.
NoRF. Ma tal divieto v
GuG. Udisti il suo voler.
NoRF. Ma il mio consiglia
Nello stato affannoso in cui si trova
giov
( Parte. )
S C E N A IIL
NORFLOC.
Temerario! - Si vada . Il tempo eFarte
Compir potran l'incominciata impresa ,
E sulle altrui ruine
Farmi afferrar della fortuna il crine.
(Parte.)
SCENA IV.
ELISABETTA, GUGLIELMO.
Elis. Dov' è Matilde ?
GtiG. Atteride
Colà i tuoi cenni .
(Accennando uno degV ingressi^
Rlis. a me si guidi ^ e poi
$0 Elisabetta. ji
Venga Leicester.
GuG. Di pietà potresti..?
Ah ! sl^ pleiade è in te ....
JEns. Vanne : intendesti ?
(Guglielmo entra doi^' è Matilde.}
S C E N A V.
ELISABETTA , MATILDE , guardie . ,j
cenno d'Elisabetta le guardie si ritirano.) .
Elis. T'inoltra . In me tu vedi
Il tuo giudice ^ o donna .
Mat. Ho un cor bastante^.
Per ascoltare , intrepida , il mio fato.
Elis. Vuole ragion di stato ,
Clie tu, nemica mia , che il tuo germano ,
Che un vassallo sleale
Sovra palco ferale
D'un^odiosa trama
La pena abbiate , Ma pietà favella
JD'Eiisabetta in sen . Scrivi . Rinunzia
Ad ogni dritto tuo
Di Leicester sul cor . Cosi da morte
Vi potrete sottrar...:(Ma^i/^i!e freme,) Cedi alla
sorte.
Mat. Ah ! più d'ogni supplizio
E' questa tua pietade.
Elts. Non cimentar la tolleranza mia .
Siedi ^ scrivi , rinunzia .
'Mvr. Invan ....
^Elis. Custodi ....
Mat. Ali ! senti ....
ATTO SECONDO r
EltsV Scrivi .
Mat. Sfoga
Sol contro' me tutti gli sdegni tuoi 5
Ma il consorte ^ il german
Eus. Scriver non \noìl
Pensa che sol per poco
Sospendo Vira mia ;
Quanto più tarda fia^
Più fiera scoppierà.
IVTat» Salva il german ^ lo sposo ,
S"è ver che giusta sei ;
Poi tronca 1 glorn? miei,
Tel chiedo per pietà •
Elis. Resisti ancora ?
Mat. Oh dio !
Ti mova il pianto mio
Elis. f Non hastan quelle lagrime
^ ì A impietosirmi il cor,
Mat. j Vorrei stemprarti in lagrime
( Mio desolalo cor.
\EUsabetta con gesto imperioso accenna a Matilde di
sedere al tavolino e di scrivere . Matilde tremante
si accosta , siede , pensa e si alza per retrocedere^
JElisabefta è m atto di chiamare le guardie ; Ma^
tilde la trattiene y e si pone a scrivere ; in questo com"
parisce sull'ingresso Leicester non veduto dalle dm
donne
]
S G E N A ' VI. I
LEICESl ER 5 guardie. Le precedenli . j|
( Le guardie si allontanano^ )
Leic* ( Muserò me !...La sposa
Dolente ed affannosa !...
Che mai sarà quel foglio ?.. I
S'accresce il mio timor.)
Elis. ( Tra varj opposti affetti
Quest' aima si divide. )
Mat. ( Qiial è il dolor che uccide,
S'io reggo al mio dolor? )
A 3 ( L'avverso mio destino
Sì fiero io non credei .
Quanto crudel tu sei !
Quanto mi costi amor! )
(Elisabetta vede Leicester.)
Elis. Debitor le sei di vita 5
Leggi 3 o duce, e poi Timita.
Dell' error , del tradimento
Pentimento •^ io voglio in te,
Mat. (Tremo.) (Mentre Leicester i>a al tavolino
e legge. ]
JLeic. Oh ciel ! che lessi mai !
Sconsigliata , che facesti ! ( A Mat.)
Ah ! comprendo: in lei sapesti
( ad Elisabetta*\
Violentar l'amor , Ja fe.
Ma t' inganni
i
ATTO SECONDO.
SS
Odi ....
Rifletti ....
A tal prezzo non poss'io
Conservar il viver mio ;
Serbo un cor che vii non e.
(Lacera il foglio.)
Empio ! trema...
Oimè!...
Costanza, (a Mat.y
E' perduta ogni speranza!...
Serbo un cor che vii non è.
A O.
Ah ! fra poco, in faccia a morte >
Cesserà cotanto orgojjlio ,
Ed allor queir alma forte
Jia costretta a vacillar.
Quellardir che in faccia a mort©
Ti difese e vita e soglio.
Serberà quest'alma forte ^
Non avvezza a vacillar.
Ah ! s'affretti pur la morte ,
Affrontarla io deggio e voglio ;
Non sarà que^t alma forte
Più ridotta a .vacillar.
(JLeìcester e j^atilde partono^ scortati dalle guardie.}
I
S4 ELISABETTA. , |1
!
SCENA VII.
ELISABETTA.
Pago sarai cor mio ? hrami vendetta ?
VentiClfa in bieve avrai;
Ma iorse men doknie allor sarai?
Ah ! Leicester , amarti i:lisabetta ,
• Quell'allera legina
Sprezza Ir ice liuor di regie destre ,
Giammai dovea ? Rossore ,
Ma tardo ^ io provo d un malnato amore .
SCENA Vili.
GUGLIELMO , ELISABETTA.
GuG. Chiede Norfolc a te Taccesso .
Eli5. Oh indegno
Va: digli che al suo labbro _
Debbo gli affanni miei j digli ciy^^f^^
Di sua finta am stade "^-^7
Verso d'un infelice, ancorché infido^
Disgombri al nuovo sol eia questo lido. >
(Parte.)
S C E N A IX. ^
GUGLIELMO.
Oh giusto cielo ! alfine
n ver non trova inciampo ^
Onde giimgere al trono ; è alfin palese
i^uel dcppio cor, d'iniquità ricettp....
Atto secondo.
35
Il regio cenno ad eseguir m'affretto.
(Parte.)
Atrio contiguo alle carceri .
S C E N A X.
CORO di popolo & di soldati.
itPoPOLO. Qui soffermiamo vii piò.,.
r II tetro asil quest' è
Doye un barbaro fato - condanno
Chi'^la patria salvo - da fiera^ 6ortc.
Soldati. Miseri noi f clii sa
Se involarsi potrà
Il nostro duce amato - a tant'orror ?
Forse colpa d'amor - lo spinge a morte^
Tutti. ^ui soffermiamo il piè , ec.
( Il popolo ed i soldati si avvicinano all'ingresso delle
carceri»)
SCENA XI.
NORFOKC. I precedenti.
NoRF. ( Che intesi !... Oh annuncio !... Questa
E" la mercè ch'io merto?,.. Anrhe fra lacci
Mi nuocerà costui !... Norfolc^ che peusi ?
56
ÈUSABETTA.
1/ ingiusto esilio sapportar potrai ?
Come a tanto rossor resisterai? )
Soldati. Oh nostro cince amato !
IN'ORF. ( Duce !... Ali ! comprendo applen ...)
Popolo. Barbaro fato
]\oRF. ( Qui si compiange il mio nemico... Tutto
Congiura a' danni miei ...
Che risolvo ?... Oh vendetta !
Col manto di pietà ti copri . All'arte. )
Amici, io vengo a parte
D' un così giusto affanno .
E' sarà ver che il prode
Salvator della patina
Pera così } Lo soffrìrem ?
Coro. Non m^ai.
NoiJF. Ebben , ini udite . Assai
Può giovarvi Norfolc . Già cade il sole :
Al prigiomer mea vo . Se non poss' io
Sottrarlo a' ceppi suoi fra brev' istanti y
Del carcere ì' accesso
V^i schiuderete , amici ,
Golia forza e il valor .
Coro . Signor , che dici I
Mancar di fede al trono
Saria cotanto ardir .
NoRF. Ah ! troppo ignora
Del duce sventurato
Elisabetta il cor 3 lo crede reo
Di lesa maestà , mentre quel core
Colpevole non è : lo scusa amore .
Deh ! troncate - i ceppi suoi;
Deh! serbate- a Elisa , al regno
Il più grande fra gli eroi,
Il più deguo - di pietà .
ATTO RECONDO:
Coro. Or ci fluida. - Ogni alma fida
Pronta aila a lui darà .
NoRF. Air amor clie ia voi si annida
Fausto arrida - il ciel clenieiile .
Non ha core chi non sente
La possanza d' amistà .
Coro. Non ha core &c.
NoRF. ( Vendicar saprò V offesa ;
Di furor quest' alma accesa
Queir ingrata pmiirà . )
Coro. Or ci guida. - Ogni alma fida.
Pronta aita a lui darà •
\ (Il popolo , ed i soldati partono seguendo JVorfolc.)
Interno d' un ampio carcere a volte ^ ri-
schiarato in parte da un lampione^ scala a
sinistra dello spettatore^ che conduce ad una
chiusa porta nelP a!to ^ altra piccola porta
murata in fondo, che a suo tempo vìea di-
roccata 5 ingresso comune da un Iato .
S G E N A XIl.
LEICESTER.
Della cieca fortuna un tristo esempio ,
Lasso ! in me trovo . In questo giorno il sole ,
Testimonio di gloria ,
Sorgeva a rischiarar la mici vittoria .
38
ELISABETTA.
Tramonta appena , e in lutto
Per me si cangia il tutto . — (Siede,)
Ma d'uopo hau di conforto ,
Dopo lungo vegliar 5 le stanche membra,
E 5 mio malgrado , al sonno
Sento che gli occhi miei regger non ponno
(Si addonnenta e parla in sogno,)
Sposa amata... .respira....
Cessan gii affanni nostri.. ..è il ciel placato..
Tergi quel pianto ornai....
Idolo del mio cor. ...penammo assai....
Deh ! sposa. ...ascolta. ...non fuggir. ...t'arresta.
(Si sveglia e si alza ad un tratto.)
Oimè !... dove son io ?... Larva fu questa.
Fallace fu il contento ,
Certa 'è la mia sciagura;
Immerso , oh dio ! mi sento
Nel primo affanno il cor.
Saziati, o sorte irata .•
Apriti o terra , e fura
Quest'alma desolata
A tanto suo dolor.
E l'adorata sposa ,
E 1" innocente Enrico
Perir dovranno!... Oh dio !
Per sopportar si fiera
Immagine d' orrore ,
Con verna di macigno avere il cor© .
ATTO SECONDO.
50
SCENA xni.
KORFOLC, due guastaLori . LEICESTER.
NoRF. Amico....
Leic. Ciel !... ti scosta .
NoRF. Così m' accogli !
Leic. Pria
Di venire al mio sen , dimmi ^ non deggi^
Il presente mio stato
Al tradimento tuo ?
NoKF. Che parli ! Ingrato !
Mi conosci SI poco ? Eccoti il ferro :
Vibralo in me , se vuoi ; ma 1' onor mio
Cosi non oltraggiar .
Leic. Ma Elisabetta...
NoRF. Scoperse il ver , ne so dir come . A lei
Diressi i preghi miei .
Che non feci e non dissi onde quel core
^ Impietosir per te ? Vana speranza !
f Tuo complice mi crede , e la tiranna
A vergognoso esilio or mi condanna .
Leic. Che sento!... (E sarà ver ! ) Tu solo a parte.
Fosti del mio segreto...
NoRF. Illustre nodo
Potea restarsi ognor celato ? Ah ! troppo ^
I Per giovanil talento , ti rendesti
f Imprudente in amor... Ma si tralasci -
L' inutil favellar . Voglio salvarti ,
Felice io voglio farti,
E ad ogni costo .
Leic. Come ?
NoaF, Odio. Ma pria mira colà . Matilde
4
ELISABETTA.
E il suo german divide
Da te quel chiuso varco .
Leic Oh ciel !
NoRF. Quanto vi dissi ,
i^A' guastatori^ che si accingono ad atterrare il murò
della piccola porta nel fondo
Si eseguisca . - Fra poco Leicester,)
Stringerli al sen potrai .
Leic. Oh generoso ! oh degno..../
NoRF. Del tradimento mio sia questo un segno.
Leic. Deh ! scusa i trasporti
D'ini misero , oppresso j
Errai, lo confesso :
Pentito son già.
NoRF. ( Costui di vendetta
Mi schiuda la via j
Poi vittima sia :
Estinto cadrà. )
Xetc. Non parli ?
NoRF. , L'offesa
te condonai.
' Quest^anima è accesa
Di pura amistà.
A 2. Ritorna al mio seno^
Conforta ^.appieno j
Felice renda
mi,
Laf'^^fedeltà.
tua
ATTO SÉCÒNDOJ
NoRF. Unita alle schiere.
La plebe dolente ,
Attorno fremente
Scorrendo sen va.
Leio. Che narri !.. E pretende ?
NoRF. Troncar tue ritorte.
Suo duce ti attende ....
Leic. Che ascolto !
NoRF. La sorte
Per te cangerà.
Leic. Non sia ! Va ....
NoRF. Ma senti ....
Leic. Ribelle del soglio !...
NoRF. Soccorso a momenti ....
Leic. Noi curo , noi voglio :
Orrore mi fa !
Leic. Il fato crndele
Può farmi itifelice 5
m. Ma sempre fedele
I Quest'alma sarà.
NoRF.Al fato crudele
Soccombi , infelicCi
Se troppo fedele
Quell'alma sarà.
«LI5A3ETTÀ.
' *■ , SCENA XIV.
ELISABETTA, MATfLDti, ENRICO,
I precedenti •
(I due guastatori^ avendo diroccato il mu^o della
porta , 5* inoltrano nella medesima , indi escono t
si ritirano in dove son vtnuti , iS/cWatto che Nor»
fole vuol far nuov^e premure a Le ice ter , si sen-
tono strìdere i cardini dell' altra porta nella sum^
mità detla scala , da cui discende Elisabetta in
succinte vesti , preceduta da una guardia che reca
una face . Nor/oìc , scorg ndo la regina , timoro'
so a tal vista , è in atto di partire , ma , canguin^
do pensiero , si cela dietro ad un pilastro in cor*
ta distanza d^W ingresso aperto poco prima , sul
cui Vm'tare si mostrano Enrico e Matilde . o-
scurità del luogo nel fondo non fa distinguerli da
Norfolc nè dagli altri. Lùcester^ maravigliato in ve-
der la sovrana^ rimane confuso mentre ella scen-
de . La guardia , dopo aver posato la face , si
ritira al cenno d' Elisabetta .)
Leic. Tu 5 regina !.,.Deh! come....
(Prostrandosi.)
Elis. Taci.
NoRF. ( Io tremo._,.
Che mai sarà. )
Mat. sot/o voce ad Enrico.) Cielo I ella stessa !
Enr. come sopra a Matilde.) Il piede
Non inoltrar.
IMUt, come sopra^ vedendo Nolfolc.) Costui perchè
celato?
ATTO SECOrfDO.
xn. Udi ''m ; t'accheta ornai .
g'uma al bos.o.) Misero , ascolla.
Ecco liilthua volta
Che li è dato il vedermi .- A' danni tuoi
Favellaron le lej.gi , e i S'-'in^' »
Ti coudannaron già . La tua regina
Approva la sentenza :
Elisabetta far non lo potria.
Ter quella ignota vìa ,
{Accennando la scala.)
Ella t' offre uno scampo ; va, t' affretta;
La regina or non v' è ; ma Elisabetta.
Leic. Oh" eccelsa donna!. ..Amore
Mi fece reo , ma non ribelle al trono .
io m' involassi alla mia pena , il mond©
Tale mi crederla . Lascia eh' io pera.
Mostrati generosa
A Enrico , alla mia sposa;
Li salva 5 altro non bramo .
Elis. Un impossibil chiedi .
L' empio Norfolc che ti accuso....
Leio. dici!
Norfolc !
NoRF. (Oh ciel ! )
Elis. M itilde e il suo germano.
Al cospetto de' grandi ,
Nomò complici tuoi contro lo stato.
Leic. Norfolc !
Elis. Scellerato .
Tardi il conobbi 5 ognun tacca . Punirlo
Volli di sua finta amistade , e ognuno
Di qual tempra è quel cor lui fe' palese.
NoRF. (Oittiè ! )
44
ELISABETTA.
^^^c- Chi mai tanta perfidia intese!
Ah ! regina , al riparo . Il traditore
Qui poc' anzi sen venne ; a me fingea
Fida amistà ; volea
Farmi capo alla plebe . Ah ! pensa....
El^s. Oh dio !
NoRF. ( Ah ! perduto son io. )
Leig. Deh ! corri.
Mat. ad Enrico^ accennando Norfolc. )
Mira ....
Enr. vedendolo posar la mano sulVelse della spada.
^ ,^ Ei stringe il brando.
l^Lis. dopo aver pensato.) L'empio
Sì ^ preverrò .
( In atto di ascendere la scala. )
NóRF. avventandosi colla spada ad Elisabetta. )
Ma pria la morte avrai.
Elis. Cielo !...
Enr.Mat. Fermati !...
NoRF. Oimè !...
^^ic- Mostro ! che fai !
(Enrico e Matilde disarmano Norfolc ; Enrico gl^
pone al petto la punta della spada , afferrandogli
il braccio destro ; Matilde gli afferra il braccia
sinistro i Leicester si para d' innanù ad Elisabetta.)
Elis. Olà , Guglielmo !...
l-Eic. Guardie !..•
Atto secondo.
SCENA XV,
45
GUGLIELMO e guardie can faci, dalla scala.
I precedenti.
Ltq. Mia sovrana
vr.Mat.Vìvì , p regina .
sic. Vivi ^ e vivi al regno .
cfRF. Oh destin !
VR.^AT. Traditor !
Barbaro !
Eie
A$, Indegno !
Fellon 3 la pena avrai
Dovula a tanto eccesso.
Dove s' intese mai
Più scellerato cor !
Si aggravi di ritorte :
Vada riniquo a morte ;
Terribil fia lo scempio .
D'un empio - traditor.
ORF. Saziati iniqua sorte,
Appaga il tuo furor.
Sorfulc e condotto dalle guardie nel fondo del
carcere,)
ìIat.Enr. Deh ! calmati ,
,Eic.GuG. Respira,
14. E il ciel pietoso ammira
De' regi difensor .
Bell'alme generose ,
y|1 A questo sen venite.
^
46
ELISABETTA*
Vivete , ornai gioite ,
Siate felici ognor .
(Dòpo aver abbracciato Matilde ed Enrico , li
aivuinare a Leicester,)
A 4. Oh grande !
^Leicester , Madide ed Enrico si prostrano .)
Elis, Sorgete :
Da VOI più non tramo....
Coro didentro.') Leicester!...
^ ^' Quai grida f
Coro di dentro. ) Vederlo Togliamo :
Morire al suo pie.
(7^ edonsi spalancare le porte d l carcere .)
SCENA ULTIMA.
Coro di soldati e popolo . I precedenti.
Leic.Gug. Audaci ! rispetto .
Frenate ....
Elis. Fermate
(Mie guardie che vogliono opporsi alla moltitudine.
Sì tenero affetta
Punibil non è .
CoiiO^ prostrandosi. )L[i regina !.,. Appiedi tuoi
Imploriam pietà , perdono.,..
Elis. Ecco il duce: il rendo a voi.
Bendo ai trono - il difensore ;
Ma domando al vostro core ^
La priuuiACra fedeltà* ^
f
\